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Commento economico e sui mercati

Bentornato portafoglio bilanciato

I portafogli bilanciati sono tornati: i rendimenti di partenza più alti ripristinano il ruolo dell’obbligazionario sia come potenziale fonte di rendimento sia come importante componente di diversificazione.
Bentornato portafoglio bilanciato
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Per buona parte degli ultimi 15 anni, gli investitori hanno visto pochi motivi per prediligere l’obbligazionario rispetto all’azionario. I rendimenti dell’obbligazionario erano ridotti e la performance sottotono, specialmente nelle strategie passive. L’azionario è parso offrire un percorso molto più chiaro verso la crescita del capitale a lungo termine. Per molti investitori, l’obbligazionario rappresentava, al massimo, un controbilanciamento: una componente prudente ma in generale stabile di un portafoglio più ampio. Poi l’esperienza del 2022 ha portato gli investitori a mettere in discussione anche questo in quanto spazi del reddito fisso di alta qualità hanno subito flessioni come accaduto nell’azionario, con erosione di buona parte del rendimento reale del decennio precedente.

Il punto di partenza però è cambiato. L’episodio del 2022 è stato l’atto finale di anni di rendimenti obbligazionari storicamente bassi. Oggi l’obbligazionario ha una redditività in generale equiparabile all’earning yield azionario, offre cedole interessanti, rinnovata diversificazione e migliore visibilità sul potenziale di performance futura. Anche con il recente aumento dei rendimenti a livello globale, l’obbligazionario può potenzialmente offrire cedole sufficienti a compensare cali dei prezzi dei titoli, inoltre la performance del mercato obbligazionario in generale è rimasta resiliente.

Eppure molti portafogli restano ancorati ai presupposti del regime vigente nel periodo 2010–2022. Nel regime attuale riscontriamo validi motivi per incrementare le allocazioni in obbligazionario e ripristinare un maggiore bilanciamento nei portafogli che presentano un’accentuata esposizione all’azionario e ai relativi rischi. Con rendimenti vicini ai massimi degli ultimi due decenni, l’obbligazionario ha il potenziale per generare flussi finanziari per i portafogli se l’economia continuerà a dimostrare vigore e a fungere da ammortizzatore qualora la crescita economica rallentasse.

In questo articolo, rispondiamo alle domande più frequenti degli investitori in merito ai portafogli bilanciati.

Figura 1 – Dalla fine del 2023 i rendimenti obbligazionari sono stati comparabili all’earnings yield azionario

Grafico a linee di confronto tra l’earnings yield prospettico a un anno riferito all’S&P 500 e il rendimento dell’indice Bloomberg US Aggregate dal 1990 al 2026. A partire dalla parte finale del 2023 i due rendimenti sono stati in generale comparabili. Fonte: Bloomberg e PIMCO al 20 agosto 2026.
Fonte: Bloomberg e PIMCO al 20 agosto 2026. Il rendimento dell’obbligazionario è rappresentato dall’yield-to-worst del Bloomberg US Aggregate Index.

Figura 2 – I rendimenti di partenza dell’obbligazionario storicamente sono stati un forte indicatore per la performance futura attesa

Grafico a dispersione che mostra una robusta relazione storica tra il rendimento di partenza dell’indice Bloomberg US Aggregate e la performance media annua sui successivi cinque anni. L’osservazione corrente evidenziata è vicina al 5% per entrambe le metriche. Fonte: Bloomberg e PIMCO al 27 agosto 2026. Dati da febbraio 1990 a luglio 2026.

Fonte: Bloomberg e PIMCO al 27 agosto 2026. Il periodo considerato per i dati (rendimento corrente e rendimento annualizzato sui 5 anni successivi) è da febbraio 1990 a luglio 2026. I rendimenti passati non sono una garanzia né un indicatore attendibile dei risultati futuri.

Figura 3 – La relazione tra valutazioni azionarie e performance futura è meno robusta

Grafico a dispersione che mostra una relazione storica relativamente debole tra l’earnings yield prospettico a un anno e la performance media annua sui successivi cinque anni. Fonte: Bloomberg e PIMCO al 27 agosto 2026. Dati da febbraio 1990 ad agosto 2026.

Fonte: Bloomberg e PIMCO al 27 agosto 2026. Il periodo considerato per i dati (earnings yield prospettico a 1 anno e rendimento annualizzato sui 5 anni successivi) è da febbraio 1990 ad agosto 2026. I rendimenti passati non sono una garanzia né un indicatore attendibile dei risultati futuri.

Va inoltre considerata la concentrazione insolitamente elevata sul mercato azionario americano. Con la performance degli indici legata a un piccolo gruppo di società (peraltro molto esposte ai rischi del settore tecnologico), l’esposizione generale al mercato può essere meno diversificata di quanto appaia. Pertanto gli investitori accettano pieno rischio di ribasso e concentrazione nell’azionario per un rendimento atteso incrementale relativamente limitato rispetto all’obbligazionario di alta qualità.

Sia chiaro, il punto non è che l’obbligazionario necessariamente conseguirà risultati superiori all’azionario ma che i rendimenti attesi adesso sono più comparabili mentre la distribuzione del rischio e la visibilità di quei rendimenti sono differenti per le due classi di attivo.

Figura 4 – Per decenni i Treasury americani hanno tipicamente offerto copertura in ribassi azionari più lunghi

Grafico a dispersione di confronto tra la performance trimestrale dell’S&P 500 e i rendimenti dei Treasury americani. Questi ultimi hanno manifestato scarsa correlazione con la performance azionaria positiva ma in generale sono stati più robusti quando si sono registrati cali più significativi dell’azionario; il secondo e il terzo trimestre del 2022 sono stati l’eccezione come mostrano i due punti evidenziati. Fonte: Bloomberg e PIMCO al 30 giugno 2026. Sulla base del Bloomberg US Treasury Total Return Unhedged USD Index; dati trimestrali dal 1990 al secondo trimestre 2026, escludendo il 2008 e il 2009.

Fonte: Bloomberg e PIMCO al 30 giugno 2026, sulla base del Bloomberg US Treasury Total Return Unhedged USD Index. Sono esclusi il 2008 e il 2009, anni della crisi finanziaria globale. Osservazioni su base trimestrale dal 1990 al secondo trimestre 2026. I rendimenti passati non sono una garanzia né un indicatore attendibile dei risultati futuri.

In altre parole, i benefici di diversificazione della duration sono massimamente visibili durante ribassi significativi, non su singoli episodi di volatilità. Una breve flessione dell’azionario che non cambia le aspettative di crescita o di politica monetaria non dice molto sulla capacità di copertura della duration.

Figura 5 – I rendimenti obbligazionari di partenza più elevati storicamente hanno migliorato la performance corretta per il rischio dei portafogli bilanciati

Grafico a barre di confronto tra l’indice di Sharpe annualizzato e l’indice di Sortino annualizzato per portafogli 80% azionario/20% Treasury e 60% azionario/40% Treasury. Entrambi i portafogli presentano indici positivi negli anni ’90 e lievemente negativi dal 2000 al 2007. Fonte: Bloomberg e PIMCO al 31 luglio 2026. Azionario rappresentato dall’indice S&P 500, obbligazionario dal Bloomberg US Treasury Total Return Unhedged USD Index.

Fonte: Bloomberg e PIMCO al 31 luglio 2026. Azionario rappresentato dall’indice S&P 500, obbligazionario dal Bloomberg US Treasury Total Return Unhedged USD Index. I rendimenti passati non sono una garanzia né un indicatore attendibile dei risultati futuri.

Un altro episodio come il 2022 è possibile ma esigerebbe l’allineamento di molti trend, inoltre con rendimenti nominali al 4,5% l’obbligazionario si comporterebbe in modo molto diverso in un tale scenario rispetto a una situazione in cui i rendimenti erano al 2%. Anche i rendimenti in termini reali appaiono molto più solidi oggi. Quando la Fed ha cominciato ad alzare i tassi nel 2022, il rendimento reale (vale a dire al netto dell’inflazione) del Treasury a 10 anni era negativo (intorno a -1%); oggi è vicino all’estremo superiore del suo range degli ultimi due decenni, intorno al 2,4%.

Figura 6 – Nonostante il peggioramento del quadro dei conti pubblici, la duration ha fornito copertura ai portafogli nelle contrazioni economiche dei primi anni ’80

Grafico a linee di confronto tra il deficit degli Stati Uniti e il rendimento del Treasury a 10 anni dal 1980 al 1984. Il deficit è cresciuto mentre i rendimenti dei Treasury sono scesi durante e dopo le recessioni dei primi anni ’80. Fonte: Ufficio di bilancio del Congresso degli Stati Uniti (CBO), National Bureau of Economic Research, Bloomberg, e PIMCO al 31 luglio 2026.
Fonte: Ufficio di bilancio del Congresso degli Stati Uniti (CBO), National Bureau of Economic Research (NBER) per i dati sulle recessioni, Bloomberg, e PIMCO al 31 luglio 2026.

In conclusione, lo stato dei conti pubblici conta nell’obbligazionario (e per i mercati più in generale), tuttavia il deterioramento del quadro fiscale non necessariamente impedisce alla duration di svolgere il proprio ruolo, vale a dire copertura del rischio macroeconomico, quando la debolezza ciclica è dominante. In una contrazione, la domanda più debole, l’aumento dell’output gap e la disinflazione verosimilmente comporterebbero riduzione dei tassi di interesse. La duration di alta qualità potrebbe dunque apprezzarsi anche se il livello di equilibrio a più lungo termine dei rendimenti restasse a livelli più alti.

In altre parole, l’argomentazione ‘secolare’ e quella ‘ciclica’ possono entrambe essere veritiere. I rendimenti potrebbero attestarsi in media su livelli più alti nel prossimo decennio rispetto a quelli del trascorso decennio ma ugualmente scendere a sufficienza in caso di recessione da offrire un’interessante copertura per il portafoglio.

Figura 7 – Con bassi rendimenti di partenza, lo shock dell’inflazione che ha colpito le economie ha comportato una decisa flessione per l’obbligazionario nel 2022

Grafico con linee che mostrano i rendimenti totali cumulativi per i decennali governativi di sei mercati sviluppati nel 2022. Per i titoli di tutti e sei i mercati si è registrata flessione che però è stata decisamente più contenuta per il decennale giapponese rispetto agli altri. Fonte: Bloomberg, Haver, e PIMCO ad agosto 2026. Rendimenti sulla base delle emissioni più recenti (on the run) dei decennali governativi dei rispettivi Paesi.

Fonte: Bloomberg, Haver, PIMCO ad agosto 2026. I dati sono riferiti al rendimento totale per le emissioni più recenti (on the run) dei decennali governativi dei rispettivi Paesi. I rendimenti passati non sono una garanzia né un indicatore attendibile dei risultati futuri.

Il contesto attuale presenta maggiore dispersione. Le differenze in termini di crescita, inflazione, politica fiscale e funzioni di reazione delle banche centrali creano maggiore spazio per la selezione a livello di Paese, posizionamento sulla curva e valore relativo (cfr. Figura 8). Gli investitori adesso sono più remunerati per detenere duration e hanno più modalità per esprimere i propri orientamenti di duration in modo attivo rispetto alla fase di risposte sincronizzate del 2022.

Figura 8 – La maggiore dispersione macroeconomica ha ampliato la gamma di opportunità per la gestione attiva della duration

Grafico con linee che mostrano i rendimenti totali cumulativi per i decennali governativi di sei mercati sviluppati da fine 2024 ad agosto 2026. La performance presenta differenti andamenti per i titoli dei vari Paesi, è positiva per il decennale americano mentre decisamente negativa per il titolo giapponese. Fonte: Bloomberg, Haver, e PIMCO al 31 agosto 2026. I rendimenti sono basati sulle emissioni più recenti (on the run) dei decennali governativi dei rispettivi Paesi.

Fonte: Bloomberg, Haver, PIMCO al 31 agosto 2026. I dati sono riferiti al rendimento totale per le emissioni più recenti (on the run) dei decennali governativi dei rispettivi Paesi. I rendimenti passati non sono una garanzia né un indicatore attendibile dei risultati futuri.

Figura 9 – Nel 2022 i guadagni obbligazionari al netto dell’inflazione del decennio precedente sono stati erosi

Grafico con linee che mostrano il rendimento totale cumulativo al netto dell’inflazione per l’S&P 500 e per il Bloomberg US Aggregate da fine 2009 a luglio 2026. L’S&P 500 ha guadagnato quasi il 500% mentre l’indice obbligazionario ha chiuso il periodo lievemente al di sotto del livello di partenza. Fonte: Bloomberg e PIMCO al 31 luglio 2026. Sulla base del Bloomberg US Treasury Total Return Unhedged USD Index.

Fonte: Bloomberg, PIMCO. Al 31 luglio 2026, sulla base del Bloomberg US Treasury Total Return Unhedged USD Index. I rendimenti passati non sono una garanzia né un indicatore attendibile dei risultati futuri.

Figura 10 – Le allocazioni in azionario delle famiglie americane hanno raggiunto un livello record

Grafico con linee che mostrano le percentuali di investimenti in obbligazionario e azionario delle famiglie dal 2000 alla parte iniziale del 2026. La percentuale di azionario è salita a circa il 32% del patrimonio totale mentre quella dell’obbligazionario è rimasta vicina al 4%. Fonte: Bloomberg, Haver, dati Federal Reserve Flow of Funds, e PIMCO al 31 luglio 2026.

Fonti: Bloomberg, Haver, dati Federal Reserve Flow of Funds, PIMCO al 31 luglio 2026. Obbligazionario comprende obbligazioni governative, societarie, municipal bond e obbligazioni di agenzie federali mentre azionario include azioni di società detenute direttamente, comprese quote di fondi chiusi, ETF e REIT.

Figura 11 – I portafogli previdenziali americani restano decisamente più orientati sull’azionario

Grafico con linee che mostrano le percentuali di investimenti in obbligazionario e azionario di fondi previdenziali privati e pubblici dal 2000 alla parte iniziale del 2026. Al termine del periodo in esame la percentuale di azionario era vicina al 32% del patrimonio totale mentre quella dell’obbligazionario era di circa l’11%. Fonte: Bloomberg, Haver, dati Federal Reserve Flow of Funds, e PIMCO al 31 luglio 2026.
Fonti: Bloomberg, Haver, dati Federal Reserve Flow of Funds, PIMCO al 31 luglio 2026. Obbligazionario comprende obbligazioni governative, societarie, municipal bond e obbligazioni di agenzie federali mentre azionario include azioni di società detenute direttamente, comprese quote di fondi chiusi, ETF e REIT. La serie di dati combina i dati relativi a fondi pensione privati, fondi previdenziali pubblici a livello locale e statale nonché fondi previdenziali del governo federale per piani a benefici definiti e piani a contribuzione definita.

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